La storia

Corredi funerari di Pezza Petrosa

Villa Castelli vanta una origine antica attestata dalla presenza, ad appena tre chilometri dall’attuale centro abitato, lungo la strada provinciale per Grottaglie, di un importante sito archeologico denominato “Pezza Petrosa”, che è stato oggetto tra il 1989 ed il 1991 di una campagna di scavi effettuata dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Puglia.

A seguito di questi scavi, è stata rinvenuta una necropoli abbastanza estesa, dove sono venute alla luce più di trenta tombe in perfetto stato di conservazione, che contenevano numerosi reperti risalenti al IV ed al III secolo a.C.

Quasi nulla si conosce ancora dell’antico abitato adiacente ad essa, a causa dell’interruzione dei lavori che non ha consentito il recupero delle pur consistenti potenzialità individuate dalle stesse autorità regionali competenti in materia. Tuttavia, grazie ai corredi funerari recuperati negli scavi condotti nel 1991 dalla Soprintendenza, che sono stati conservati per quasi 18 anni nel Museo di Taranto dopo una breve esposizione al pubblico all’interno della Biblioteca Comunale del paese (marzo 1992), per poi essere collocati dal maggio 2009 nei locali del museo civico di Villa Castelli all’interno , si può affermare ormai con certezza che tale sito fosse un avamposto dei Tarantini greco-spartani insediato sulla linea di confine con i territori appartenenti ai maggiori centri messapici di Ceglie (Kailia), Mesagne (Mesocorus), Oria (Idria) e Manduria.

Le stesse forme ceramiche dei ritrovamenti tombali evidenziano una significativa assenza del tipo indigeno e testimoniano una stretta affinità culturale con la vicina città di Taranto.

Le prime tombe individuate sin dal 1989 e le complessive trentatré scavate successivamente rilevano una certa varietà:

  • nel tipo di scavo (a fossa nello strato tufaceo, a fossa nel banco di cappellaccio e a fossa rettangolare rivestita di lastroni);
  • nel rivestimento (due lastroni squadrati per ogni fiancata e uno per testata in pietra carparo o calcarea locale o pietre di dimensioni più piccole e non molto regolari);
  • nella copertura (a due o a quattro grandi lastroni squadrati con dente d’incastro e talvolta sagomati a doppio spiovente o lastre in terracotta);
  • nell’orientamento del corpo deposto (sud-nord o est-ovest con capo posto rispettivamente a sud e ad est).

 

Sepolture di Pezza Petrosa

Alcune tombe contengono vari corpi e documentano così una probabile esistenza di vincoli familiari o di appartenenza alla stessa classe sociale. Lo studio dei reperti sepolcrali (una lekithos a figure rosse, vasellame in ceramica decorata in stile Gnathia e in ceramica a vernice nera, un anello in argento, uno specchio in bronzo decorato da cerchi concentrici incisi, sette fibule in ferro e una in bronzo, una pelike decorata in stile Gnathia con la figura di un eroe seduto su roccia)certifica l’uso della necropoli tra il 400 ed il 200 a.C..

L’Amministrazione Comunale, nell’ambito della collaborazione transfrontaliera tra Italia e Grecia, all’interno del “PIC Interreg III A Grecia-Italia 2000/2006”, ha realizzato il progetto di sistemazione e rivalutazione del sito archeologico di Pezza Petrosa, costituito da una necropoli di 33 tombe magno-greche al cui interno sono stati rinvenuti circa 200 reperti archeologici di varia natura ( scheletri umani, vasi, oggetti in metallo, statuette, etc.) risalenti al IV e III sec. a.C., custoditi dal maggio 2009 nel museo civico presso il Municipio.

Sempre a proposito di scavi archeologici operati nel territorio di Villa Castelli e di cui si accenna in vari scritti di studiosi o di storici del secolo scorso, nel 1979 in una cavità della grotta di Monte Scotano è stata scoperta la cosiddetta “sala delle lucerne”, dalla quale sono stati riportate alla luce numerose lucerne della Roma Imperiale assieme a reperti vascolari risalenti a periodi precedenti. Tra i reperti si evidenzia inoltre la presenza di un frammento che riporta l’iscrizione “TOY”, riconducibile con buone probabilità alla firma del famoso ceramista “KALLISTOY” vivente in Grecia nel III sec. d. C.

 

ORIGINI DEL BORGO – CENNI STORICI

L’origine moderna del nostro paese si riconduce al periodo a cavallo tra la fine del diciottesimo e l’inizio del diciannovesimo secolo(1790-1800), quando in Francia imperversava la Rivoluzione giacobina contro l’oppressione monarchica e in Inghilterra nasceva l’Era Moderna con la Rivoluzione Industriale nelle fabbriche.

Prima di quest’epoca, il nucleo principale dell’attuale paese era costituito da un antico castello turrito(l’attuale Sede Municipale), edificato presumibilmente tra il 1600 ed il 1700 sui resti di un più antico fortilizio risalente al 1400.

Dopo una lunga serie di vicende e di numerose alienazioni, il castello, attuale sede del Municipio, fu acquistato, insieme ad una vasta proprietà agraria che comprendeva le antiche masserie “Pezza La Corte”, “Antoglia” e “Li Castelli”, da parte del Duca di Monteiasi, Gioacchino Ungaro.

Infatti, Il regio Fisco Allodiale di Napoli aveva messo in vendita il feudo, pari a 1000 tomoli, dopo averlo incamerato dalla famiglia Imperiali di Francavilla Fontana a seguito della morte dell’ultimo erede maschio del Casato, il principe Michele junior, scomparso senza aver lasciato eredi maschi.

Gioacchino Ungaro, insigne studioso ed economista illuminato e liberale, volle sperimentare una nuova formula di sfruttamento della proprietà terriera, affidando in enfitèusi una buona parte di questo territorio ai coloni dei paesi vicini(Ceglie e Grottaglie in particolare) per dissodare e coltivare i vasti appezzamenti a sud e a nord del castello fortificato, garantendo così a quella moltitudine di diseredati una dignitosa sopravvivenza in cambio di un modesto canone enfiteutico annuale o stagionale.

Fu così che numerosi contadini assegnatari, provenienti per lo più dalla vicina Ceglie Messapica e da Grottaglie, cominciarono ad erigere i primi trulli, inizialmente a corona intorno all’attuale palazzo Comunale, e poi anche nelle campagne, spostando man mano la loro dimora dal comune di provenienza in questo originario nucleo abitativo spontaneo.

Successivamente, oltre ai cegliesi e ai grottagliesi, arrivarono a poco a poco anche coloni da Monteiasi, Locorotondo, e da altri centri, i quali, attirati dalle favorevoli condizioni enfiteutiche imposte dal Duca, scelsero di abbandonare i paesi di origine per coltivare le terre delle contrade de “Li Castelli” (poi diventato “Monte Castello”), dell’ ”Antoglia” e “Pezza La Corte”.

E così, col passare dei mesi e degli anni, i contadini trapiantati in questo feudo continuarono a erigere numerose dimore, prevalentemente trulli e lamie in pietra, oltre a molti pagliai, nei terreni oggetto di coltivazione per risiedere nelle immediate vicinanze del luogo di lavoro.

Foto dei primi anni del Novecento – Trulli intorno al Palazzo Ducale e in Via Masaniello (oggi via Delle Rose)

Contestualmente, molti altri scelsero di edificare intorno al palazzo ducale le tipiche dimore coniche( delle quali ne sopravvivono una decina in ottimo stato) oltre a molte case in pietra con la volta a stella o a botte, allargando in questo modo il nucleo abitato in formazione.

Nacque così intorno a questo palazzo fortificato, situato sull’ultima propaggine meridionale della Murgia pugliese ad una altitudine di 250 metri sul livello del mare, il centro abitato dell’attuale Villa Castelli, che allora rispondeva all’originario toponimo di “Monte Castello”, derivante dalla più antica denominazione della contrada “Li Castelli”.

In quel periodo il paese in formazione era sprovvisto di un Cimitero, di un Ufficio Anagrafe e dello Stato Civile, di un medico condotto, di un Corpo di Polizia, di un impianto di illuminazione pubblica e privata. Esisteva solamente una Cappella, intitolata al Crocifisso, fatta realizzare per volontà del cattolicissimo Duca all’interno dell’antico palazzo, per far celebrare periodicamente la Santa Messa da un rappresentante del clero di Francavilla Fontana.

E da Francavilla Fontana proveniva l’impiegato dello Stato Civile e dell’Anagrafe, che nei primi dell’800 provvide al primo censimento della popolazione e all’iscrizione dei coloni nei relativi registri facenti capo alla municipalità della vicina Francavilla.

Dal censimento del 1830, risulta che la popolazione a quella data era costituita da 700 abitanti.

Il primo matrimonio celebrato in Villa Castelli risale all’agosto 1837, mentre le inumazioni venivano effettuate nel cimitero comunale di Francavilla Fontana. Solo le personalità più altolocate venivano sepolte nel sottosuolo della Cappella situata alle spalle del castello. Questa pratica di inumazione sopravvisse sino a quando non venne istituito il Cimitero Comunale anche a Villa Castelli, per effetto della emanazione dell’Editto napoleonico, che obbligava ogni comunità a dotarsi di un camposanto in cui seppellire i defunti, al fine di scongiurare il pericolo di eventuali epidemie.

Foto dell’ingresso monumentale del Cimitero Comunale

E così, mentre la popolazione cresceva al ritmo di circa 100 persone ogni dieci anni(nel 1850 gli abitanti censiti erano circa 920), gli abitanti di questo piccolo centro, tra stenti, privazioni e sacrifici, andavano avanti a dissodare e coltivare le pietrose terre in loro possesso, trasformandole in fertili giardini.

Contemporaneamente l’estensione del borgo aumentava pian piano, allargandosi a nord del palazzo ducale, secondo una impronta urbanistica non modernamente pianificata e nel rispetto di canoni architettonici poveri e disomogenei.

Il paese, che dipendeva da Francavilla Fontana per ciò che concerneva gli atti amministrativi, l’assistenza sanitaria, l’ordine pubblico e la competenza ecclesiastica, versava in uno stato di quasi totale abbandono, visto il disinteresse per le sorti della nostra popolazione da parte degli amministratori francavillesi. Per questo, gli abitanti del povero borgo cercarono a più riprese di affrancarsi dall’egemonia del centro salentino, chiedendo di aggregarsi a Ceglie Messapica, considerato che la gran parte degli abitanti proveniva da quest’ultima cittadina; ma i tentativi furono tutti vani e la piccola frazione rimase vincolata a Francavilla ancora per molti anni.

A questa situazione di disagio economico, sociale e amministrativo, in quel periodo si aggiunse anche il fenomeno del brigantaggio, che da qualche anno imperversava in tutto il Meridione d’Italia, caratterizzandosi come forma di insurrezione popolare contro l’invasione sabauda.

Poi sopraggiunse la Prima Guerra Mondiale, che tante vittime ha mietuto specialmente tra le classi povere, non risparmiando certamente molti figli di questo paese.

Nel frattempo, dopo una lunga sequela di monaci e preti forestieri che si erano avvicendati nell’esercizio del loro ministero nel nostro centro, finalmente comparve sulla scena un rappresentante locale del clero, Don Giuseppe Caliandro, il quale, con l’opera tenace e indefessa svolta per oltre cinquant’anni nella Parrocchia(dal 1895 al 1952), ha contribuito in maniera marcata al radicale cambiamento delle sorti del paese.

Si deve alla sua ferrea volontà e al suo sacrificio personale, oltre che al contributo di tutta la popolazione, l’edificazione della Chiesa Matrice, il nostro sontuoso Tempio ed esempio fulgidissimo dell’arte locale, la cui costruzione iniziò nel 1898.

Dopo la conclusione del primo conflitto mondiale, si cominciò a profilare una radicale trasformazione del nostro paese anche dal punto di vista amministrativo e urbanistico, grazie all’opera e all’esperienza del Podestà Cav. Raffaele Ostillio da Taranto, il quale ha retto le sorti della neonata Villa Castelli dal 1926 al 1937, a seguito della proclamazione, ufficializzata l’11 febbraio 1926, della autonomia amministrativa del nostro centro mediante Decreto Reale N. 308/1926, che segnò così il distacco definitivo dal dominio del Comune di Francavilla Fontana.

 

L’ERA MODERNA

L’arrivo in Villa Castelli del Podestà produsse immediati cambiamenti e miglioramenti in ogni settore: egli fece ristrutturare il Palazzo Ducale per adibirlo a Sede Municipale; deliberò la sistemazione di vie e piazze nell’abitato; fece provvedere alla creazione del verde pubblico; istituì le scuole pubbliche per debellare il quasi completo analfabetismo che attanagliava il paese; provvide alla installazione dell’impianto di pubblica illuminazione; approvò il progetto della rete fognaria cittadina e, nelle more del suo completo funzionamento, istituì la raccolta delle acque luride mediante carrobotti ed il servizio di pulizia delle strade; istituì il servizio di accalappiamento dei cani, costituendo nel contempo il canile pubblico, per tutelare la sicurezza e l’incolumità della popolazione insidiate dalla presenza di numerosi animali affetti dalla rabbia; istituì l’Ufficio Sanitario, con la presenza di un Medico Condotto, di una Farmacia e di una Levatrice; procurò, insomma, un radicale miglioramento delle condizioni sanitarie, sociali e amministrative dell’intera popolazione della giovane comunità di Villa Castelli.

Ma le opere che rappresentano la testimonianza più importante e tangibile dell’opera svolta dal podestà Cav. Raffaele Ostillio nei nove anni della sua gestione amministrativa, sono sicuramente l’imponente Edificio Scolastico Elementare ed il Ponte Vecchio(Viadotto dell’Impero), costruiti quasi contestualmente agli inizi degli anni ’30.

Infatti, a parte la grandezza monumentale delle citate strutture, la costruzione dell’Edificio Scolastico diede finalmente inizio ad una organica e massiccia scolarizzazione della popolazione, ospitando tutte le classi della scuola dell’obbligo del paese; mentre, la presenza del maestoso ponte(alto più di 15 metri nella parte centrale), gettato tra una sponda e l’altra della Gravina, inaugurò un più ordinato ampliamento residenziale della cittadina, aprendo nuovi scenari urbanistici in quartieri più larghi e vivibili sul versante est del paese, sino a quei giorni difficilmente raggiungibile e fruibile a causa della presenza della profonda depressione carsica costituita dalla Gravina.

In questo periodo venne completato il canale principale dell’Acquedotto Pugliese, che previde l’impianto proprio in Villa Castelli dell’ultimo caposaldo tecnico della rete idrica principale dell’E.A.A.P. in contrada “Parpullo-Monte Fellone”, garantendo l’adduzione dell’acqua del fiume Sele a servizio delle nostre popolazioni.

Appena dopo il congedo del Podestà Ostillio, che contrassegnò la conclusione di un importantissimo periodo amministrativo per la nostra comunità, nel 1938, ossia quarant’anni dopo la posa della prima pietra e poco prima dell’inizio del secondo conflitto mondiale, finalmente fu inaugurata la nuova Chiesa Matrice, che decretò il glorioso compimento della volontà e dell’opera dell’altro grande personaggio che in quegli anni ha contribuito in maniera fondamentale alla crescita sociale e morale della nostra popolazione, ed ossia l’Arciprete Don Giuseppe Caliandro , il quale, dopo quarant’anni di sacrifici, vide finalmente coronato il suo sogno con il completamento e l’apertura al culto del Sacro Tempio Cristiano.

In quell’epoca Villa Castelli contava circa cinquemila abitanti e cominciava ad assumere il volto di un paese civile e organizzato, nonostante la cronica arretratezza culturale che caratterizzava buona parte della popolazione locale e la ristrettezza dei mezzi economici che la angustiava.

Dopo la conclusione del secondo conflitto mondiale, Villa Castelli lentamente ha risalito la china, grazie anche all’insediamento dei due poli industriali della Montedison a Brindisi e dell’Italsider a Taranto, che sin dall’inizio degli anni ’60 e fino ai giorni nostri, hanno assicurato la sopravvivenza ed il miglioramento delle condizioni economiche di molte decine di famiglie del paese.

Oggi Villa Castelli conta circa novemila abitanti, la maggior parte dei quali possiede almeno una casa di proprietà, oltre ad un appezzamento di terra, magari con all’interno la relativa casetta per la villeggiatura, e conduce un tenore di vita dignitoso.

Il paese ha subìto negli ultimi anni una notevole espansione urbanistica verso nord, registrando la realizzazione di numerosi nuovi edifici ad uso abitativo o commerciale, tutti caratterizzati da requisiti costruttivi e architettonici improntati al criterio della qualità e della funzionalità, che hanno man mano conferito alla cittadina un aspetto più dignitoso, più moderno e civile.

A cura di Angelo Giuseppe CHIRULLI