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      I BENI NATURALI E ARTISTICI DI VILLA CASTELLI
 
Chiesa Matrice e Campanile(foto degli anni ’70)

Chiesa Matrice e Campanile(foto degli anni ’70)

 

A parte il sito di Pezza Petrosa, nel quale sono stati rinvenuti numerosi reperti che testimoniano la presenza di un insediamento messapico dal V al III secolo a.C., e alla grotta di Montescotano, anch’essa oggetto di rinvenimenti archeologici risalenti ad epoche che vanno dal III sec. a.C. fino al III secolo d.C., Villa Castelli può vantare anche la presenza di altri beni artistici di un certo rilievo, quali la bellissima Chiesa Matrice, la cui edificazione ebbe inizio del 1898.
Essa presenta una pianta a croce latina, con tre navate   ed  una  cupola  maestosa  che  raggiunge l’altezza di 34 metri, oltre ad un campanile elegantissimo con una cuspide molto accentuata che arriva all’altezza di 36 metri.
La facciata in stile romanico pugliese è divisa in tre alti contrafforti che segnano la larghezza delle navate e contiene al centro un bellissimo rosone che campeggia sul portone di mezzo, mentre sulle due porte laterali compaiono delle trifore.
All’interno si può osservare la bellezza e la sobrietà delle colonne e dei capitelli in nudo mazzaro e tufo, artisticamente lavorati dalle maestranze locali che hanno costruito la Chiesa.
L’altro monumento che merita una particolare menzione  è il ponte in mazzaro costruito anch’esso da maestranze locali negli anni ’30 del secolo scorso, che con  le  sue  nove  arcate   a  tutto  sesto,  congiunge  la sponda est con quella ovest della profonda Gravina

 
Il ponte visto dal fondo della Gravina

Il ponte visto dal fondo della Gravina

 

e consente di ammirare oltre alla bellezza della depressione carsica su cui sorge  e  l’antichissimo  frantoio  ipogeo, chiamato “Trappeto del Duca”, dove si produceva l’olio di tutto il feudo già nel diciottesimo secolo, anche una parte di quel magnifico panorama della piana jonico-salentina che divide la Murgia dal Mare.

 
 
L’antica macina del Trappeto del Duca

L’antica macina del Trappeto del Duca

 

Dei due castelli, quello della Masseria “Antoglia” e quello che attualmente ospita la sede del Municipio cittadino(Palazzo Ducale) si è già parlato all’inizio e sono ancora in uno stato di buona conservazione strutturale.
Dal terrazzo del Palazzo del Municipio, data la sua altezza e la sua posizione strategica rispetto a tutto il territorio, si può godere di una vista a 360 gradi,  per cui l’occhio può spaziare dal mare Jonio, per poi abbracciare il Mare Adriatico e proseguire   la   sua   indagine   guardando  Monte Scotano, Monte Fellone, sino a raggiungere la dorsale della Murgia che va verso Montemesola e sconfina ad occidente nell’orizzonte che, quando l’aria è più tersa, ci regala la vista della catena montuosa del Pollino.

 
La Gravina vista dal Ponte (Sull’orizzonte la linea del mare di Pulsano
La Gravina vista dal Ponte (Sull’orizzonte la linea del mare di Pulsano)
 

Una menzione a parte meritano  inoltre le numerose edicole votive sparse per tutto il territorio comunale, dalla Cappella Vecchia sulla via per Grottaglie, a quella dell’Antoglia, della Pezza La Corte, di San Cataldo, della Madonna delle   Grazie,   e   molte   altre,  che  risalgono ad un’epoca che va dal 1800 ai primi del ‘900 e che sono ancora in uno stato di ottima conservazione.

 
Cappella “Vecchia”(1844)in via Grottaglie

Cappella “Vecchia”(1844)in via Grottaglie

 

Suggestivo è anche il Calvario, che sorge in prossimità dello sbocco meridionale della Gravina, ed è ubicato lungo la scalinata che collega    direttamente    l’area   su   cui  sorge  il crocevia per Grottaglie e Francavilla con il Palazzo Municipale, con un salto di più di 30 metri di altezza.

 
Foto del Calvario e scalinata che conduce in Piazza Municipio

Foto del Calvario e scalinata che conduce in Piazza Municipio

 

Tra le tante risorse ambientali che Villa Castelli può vantare, oltre alla Gravina, che ospita una moltitudine di essenze arboree tipiche della macchia mediterranea sparse tra le tante terrazze che digradano a valle a partire  dalla quota di 250  a quella di 220 m.s.l.m., da Via Leopardi sino all’incrocio per Francavilla e Grottaglie, il nostro paese annovera un altro sito naturale, anch’esso suggestivo e di grande potenzialità sotto il profilo ambientale, che è la sorgente del Canale Reale, che dà origine ad un corso d’acqua che, attraversando il territorio di molti Comuni della provincia di Brindisi, sfocia nell’oasi naturale di Torre Guaceto e quindi nel Mare Adriatico.
Di questa sorgente ha parlato anche lo storico e geografo greco Strabone(63 a.C.- 24 d.C.), che durante le sue peregrinazioni sul suolo italico, visitò questo sito e lo citò nei suoi appunti di viaggio raccolti nell’opera “Geografia”(da cui l’attuale toponimo della sorgente, recentemente ribattezzata “ Fonte di Strabone ” ).

 
Sorgente del Canale Reale invasa dai canneti

Sorgente del Canale Reale invasa dai canneti

 

Una menzione a parte meritano le cosiddette Specchie, una sorta di monumento rupestre costituito da cumuli enormi di pietre di natura calcarea, di altezza variabile da 10 a 20 metri e con  un  diametro  sino a 90 ml..
Controverse sono le ipotesi relative alla loro funzione. Partendo dal dato etimologico, che registra la derivazione del termine specchia dal lat.  specula(dal verbo speculare=guardare, osservare), si accrediterebbe l’ipotesi che tali cumuli avessero nell’antichità funzioni di vedetta e sorveglianza difensiva del territorio; per alcuni invece le specchie erano una sorta di monumento a carattere religioso con funzione votiva; per altri ancora  costituivano una sorta di riferimento di delimitazione tra diversi territori.
A questo proposito,  sarà utile leggere  la preziosa pubblicazione di un nostro compianto compaesano,il  prof.  Giovani Neglia,  il  quale  nel  suo saggio del   1970  ” Il fenomeno  delle  cinte  di  specchie nella Penisola Salentina”, illustra questi monumenti      rupestri      considerandoli      come
avamposti militari difensivi e postazioni di vedetta(dal lat. specula) non a caso situati geograficamente in punti strategici del territorio.

 
Specchia “Puledri”
Specchia “Puledri”
 

Riguardo all’origine di questi monumenti, i più la fanno risalire all’epoca messapica.
Le principali specchie del nostro territorio sono quella della contrada “Puledri” e di “Facciašquätǝ”, che versano ancora in uno stato di buona conservazione.
Tra i siti naturali di maggior rilievo del nostro territorio, è d’obbligo citare le Grotte.
Nel nostro territoriove ne sono numerose, tra le quali meritano una citazione per la loro grandezza,  quella di “Facciašquata”, situata nelle immediate vicinanze della omonima specchia e quella di Montescotano,entrambe oggetto di scavi e di ricerche che hanno portato alla luce numerosi reperti che testimoniano la presenza dell’uomo in queste grotte sin dal III sec. a.C. e sino al III sec. d.C..
In contrada “Malecantone”, nelle immediate vicinanze del paese, esiste l’omonima grotta, che ha dimensioni ridotte rispetto alle due appena citate ed è priva di testimonianze della permanenza umana e di reperti antichi.
Infine, in contrada Cuoco sul confine territoriale con Martina Franca, a circa due chilometri dal paese, esiste la grotta più grande e sicuramente più suggestiva di tutte, di cui si propongono due immagini.

 
Grotta in contrada “Cuoco”: stalattiti e stalagmiti(gruppo statuario)

Grotta in contrada “Cuoco”: stalattiti e stalagmiti(gruppo statuario)

 
Grotta in contrada “Cuoco”: Stalattiti
Grotta in contrada “Cuoco”: Stalattiti
 
A cura di Angelo Giuseppe CHIRULLI
 
 
Programma di Iniziativa Comunitaria INTERREG IIIA Grecia-Italia 2000-2006
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